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L’alchimista

"In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti". 

La prima volta che apparve questa frase fu su un catalogo di arte in Svezia nel 1968.

La paternità di questa frase viene attribuita ad Andy Warhol ma pare l'avesse rubata ad un fotografo che l'aveva intervistato.

Il lavoro di Warhol fu ispirato da diverse arti. Era innamorato della tecnologia. Ed oggi, a distanza di 50 anni è facile dare ragione a ciò' che disse, sua o meno la paternità della frase.

Warhol "rubava". Nel senso artistico del termine, prendeva spunto da qualcosa di esistente e lo faceva proprio. Facendo ben capire che non importa se arrivi a fare una cosa per primo ciò che è importante è che il pubblico pensi che tu sia arrivato per primo.

Gli Artisti si contaminano a vicenda e il lavoro dell'uno diventa lo spunto e l'ispirazione dell'altro.

Vidi la mostra "Andy Warhol - L'alchimista degli anni '60' l'anno scorso a Villa Reale a Monza. 

La rassegna presentava 140 opere del padre della Pop Art, che ripercorrevano il suo universo creativo, attraverso le icone più riconoscibili della sua arte, dalle serie dedicate a Jackie e John Kennedy a quelle consacrate al mito di Marilyn Monroe, dalla osservazione critica della società contemporanea, attraverso la riproduzione seriale di oggetti della quotidianità consumista, all’analisi dei altri aspetti come la musica o la rivoluzione sessuale.

Ho visitato la mostra con alle orecchie per tutta la durata Lou Reed e i Velvet Underground, suo amico, ed è stato facile immergermi nella Wild Side della sua Silver Factory di New York tra feste borderline e spari di pistola (il 3 giugno 1968 sopravvisse ad un tentato omicidio).

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