Un anno fa ci lasciava Mauro.
Per me è stato un amico, un collega, un partner, un mentore e, per usare una delle sue espressioni, anche un autentico “dito nel cul*”.
Non l’ho mai ringraziato abbastanza per ciò che ha rappresentato per me in un momento particolarmente complicato della mia vita. Mi ha insegnato un mestiere e una parte importante di ciò che sono oggi la devo a lui.
Come a tutte le persone che gli hanno voluto bene ha lasciato anche in me un vuoto e, insieme, un pieno.
Un vuoto, perché non c’è più fisicamente. Non è raggiungibile.
Un pieno, perché le sue parole, i suoi modi, il suo spirito continuano a vivere dentro di me, tra i miei neuroni, nel mio modo di pensare, di lavorare e di affrontare le cose.
A Mauro ho dedicato un libro.
Sarà pronto questo autunno.
È il mio modo per continuare a parlargli, per restituirgli una parte di ciò che mi ha dato e per continuare a dirgli grazie.

